domenica 22 marzo 2015

- Come rosa da un roseto -

Ah,
se non ci fosse il vuoto
a sostenermi...
quel gravidico stato
che talvolta mi prende
e chiede rispetto, indulgenza
e temeraria pazienza.
Ah, l'indelebile vuoto,
che colma di sé il cuore,
ma, pietoso, mi concede
di osare sprazzi di magnifico
più in là della consuetudine
e la quota d'abitudine.
Allora mi rimetto
al vuoto, anzi, lo consolo
e madre di me stessa,
attutisco lo smarrimento
di non poter altrimenti fare,
diversamente essere.
Ah,
se non ci fosse il pianto
ad intrattenermi...
quel liquido cristallino,
che nitida lo sguardo
e oltre concede di vedere,
o altro di scoprire.
Ah, il liberatorio pianto,
che lava e sana le crepe
d'un animo ferito
e induce la risoluta mano
a carezzare l'occhio leso,
alla luce precluso.
Allora mi sottometto
al pianto, anzi, ne anelo
la goccia che non trabocca
da inopportuno vaso,
ma sboccia cheto
come rosa da un roseto
...

Dalla raccolta: "Parole d'acqua", 
di Maria Teresa Lentini©22/03/2015,
tutti i diritti riservati.


2 commenti:

  1. complimenti Maria Teresa, un intimo autoritratto, di chi si conosce a fondo. Il pianto è il contributo che si paga all'intima dolce malinconia dell'auto - accettazione; c'è molta psicologia nei tuoi magnifici versi, in cui, per certi aspetti, mi riconosco anch'io.
    Bellissima ed auguri per il tuo Blog.
    Antonio Cattino.

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