sabato 5 novembre 2016

Parole nuove




Erano, i miei pensieri,

gregge all'addiaccio
o invernale, torrentizia acqua
che, rappresa dal gelo,
trasmutava in disanimati sassi.
Ma ti vidi, e la gioia mi colse
come un vento gentile,
lo stesso che anima, sereno,
il volo d'ogni creatura in cielo
e che allontana la tempesta
nell'attesa del tramonto.
Eri come un mare sicuro,
un mare, com'è in ogni porto,
quando, pacato e lento,
la barca al riposo conduce.
Eri il mio vestito d'estate,
fatto di seta leggera,
con tasche ricolme di sorrisi
e giovani pensieri, buoni da scolpire,
senza temere di farmi male.
Parole colorate e sane,
da praticare in ogni tempo
e, avvolte in carta velina colorata,
da far volare, in ogni luogo.

di Maria Teresa Lentini© 03/11/2016.
Tutti diritti dell'autore sono riservati.


 (immagine dal web)


venerdì 26 giugno 2015

- Tramonto siciliano -

Schiudeva l'uscio
al presagio d'inediti
scenari, adorni
di merlettati e lisi
ritagli di tempo
e lento s'apriva
alla mollezza, ordita,
dei ricordi.
E sono, io qui,
fra gelsi antichi,
zuccherini e bianchi
e vetusti rampicanti
sempreverdi,
addossati a' muri
di pietra mischia che,
genuina e cruda,
di sé e d'altro,
ancora bisbiglia.
E sono, io qui,
fra cortili lastricati
di sassi di fiume,
lucidi di passi
scalpicciati
che muti
riecheggiano
dei suoni d'umani,
volubili umori,
trasudanti del sole
d'intrepidi e struggenti,
tramonti siciliani.

di Maria Teresa Lentini©
21 giugno 2015, diritti riservati.

(immagine dal web)





domenica 22 marzo 2015

- Come rosa da un roseto -

Ah,
se non ci fosse il vuoto
a sostenermi...
quel gravidico stato
che talvolta mi prende
e chiede rispetto, indulgenza
e temeraria pazienza.
Ah, l'indelebile vuoto,
che colma di sé il cuore,
ma, pietoso, mi concede
di osare sprazzi di magnifico
più in là della consuetudine
e la quota d'abitudine.
Allora mi rimetto
al vuoto, anzi, lo consolo
e madre di me stessa,
attutisco lo smarrimento
di non poter altrimenti fare,
diversamente essere.
Ah,
se non ci fosse il pianto
ad intrattenermi...
quel liquido cristallino,
che nitida lo sguardo
e oltre concede di vedere,
o altro di scoprire.
Ah, il liberatorio pianto,
che lava e sana le crepe
d'un animo ferito
e induce la risoluta mano
a carezzare l'occhio leso,
alla luce precluso.
Allora mi sottometto
al pianto, anzi, ne anelo
la goccia che non trabocca
da inopportuno vaso,
ma sboccia cheto
come rosa da un roseto
...

Dalla raccolta: "Parole d'acqua", 
di Maria Teresa Lentini©22/03/2015,
tutti i diritti riservati.


sabato 7 febbraio 2015

- Vulissi -

Vulissi avìri
'na bianca casuzza
sentiri u suli
quannu m'abbrazza
Vulissi mangiari
pani e virdura
truvari locu
quannu veni l'ura
Capiri 'nzoccu
mi dici u ventu
aviri raggiuni
ma puru sintimentu
Talìari senza
fari parola
quannu a luna
vagna i linzola
Truvari un omu
ca la penza come mia
parrari sulu
d'amuri e puìsia
Cogliri sciuri
quannu è l'estati
e arricrìarimi...
arricrìarimi sulu
di li to vasati.

(1° classificata al concorso "Arte d'Amare", 2012)
© 2012di Maria Teresa Lentini.
Tutti i diritti Riservati.

("La casa bianca", Sant'Elia, Porticello - PA - ©foto mia, Oct. 2013)


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martedì 3 febbraio 2015

- Goccia di pioggia -

Stillava, bianca e umida,
al cielo fieramente rivolta,
vestita della pioggia di gennaio;
di sé voleva render conto,
della bellezza oramai sfiorita
e di quella sospesa sua fragranza.

Ancor più che la stessa rosa
fu quella sua lacrima minuta
a chiedere il mio sguardo
diversamente impegnato.
Si leggeva in quella goccia
tutto il mondo ch'era fuori, 
che le stava dentro come imploso
ma senza caos o dispiaceri.
Erano gli enormi massi, 
il cielo grigio e rannuvolato, 
l'aromatico timo ben adeso, 
il volo basso d'un colombo.
Eravamo noi e il nostro fiato
che trattenuti in trasparente grembo,
ci pensavamo figli della stilla, 
regalata dalla pioggia 
ad una rosa e al suo roseto.

Da "Parole d'acqua", inedita,
di Maria Teresa Lentini,
tutti i diritti riservati.

Foto di Pietro Lupo









giovedì 4 dicembre 2014

- La chiave del cuore -



Una chiave,

ti prego dammi,

che non sia quella

d'un bel violino

o della preziosa porta

d'un gran castello.

Non darmi la chiave

d'un successo

mai conosciuto

o quella di volta

che le cose svela.

Dammi la chiave

del paradiso

come quand'è gioia

nel tuo sorriso;

una chiave che apra

le onde del mare,

o d'una nuvola in cielo

e il suo lievitare. 

Ti darò in cambio

quella del cuore,

per bere le stille

del mio languore.

Ti darò quella

del sentimento

o delle vele

gravide di vento.

Quella chiave che ha

soltanto un nome

e che si pronuncia

ancora... amore.


di Maria Teresa Lentini©04/12/2014.
Da: "Parole d'acqua", inedita.


(nell'immagine: "La chiave del cuore", di G. Rossino)

mercoledì 26 novembre 2014

- La stazione -



M'invade struggente il ricordo


di trepidanti, solari arrivi e 


rassegnati, piovigginosi ritorni.


Era il luogo, quello, delle radici


e d'un amato, odiato tempo,


vissuto, malamente e a metà,


dove uomini, donne e bambini,


s'offrivano, dimessi, a fughe


quasi mai volute o desiderate


e, nell'ombra di repressi pianti,


come vuoti a perdere del latte,


sperimentavano vite diverse.

...

Così, dentro un viaggio


si consumava, inaudita, 


la prima mia..."spartenza".




Copyright©10/10/2014,
di Maria Teresa Lentini.
Tutti i diritti riservati.



(Stazione di Lercara Bassa - PA - foto di A. Militello)